Confcooperative dell’Adda al fianco delle cooperative sociali impegnate nell’erogazione dei servizi

L’emergenza sanitaria da Covid-19 che stiamo vivendo è molto grave e ha proiettato le nostre comunità in una dimensione davvero impensabile solo qualche settimana fa. Nel corso di pochi giorni ciascuno si è trovato a dover fare i conti con prescrizioni sempre più restrittive che hanno progressivamente limitato il campo di azione in ogni contesto di vita, lavoro, relazione affettiva e sociale. Se il primo pensiero va alle famiglie alle prese con la faticosa, a volte impossibile e dolorosa vicinanza ai propri cari ammalati o deceduti, il secondo va a tutti coloro che professionalmente, volontariamente e umanamente stanno presidiando le cure di queste persone, fronteggiando in prima linea l’emergenza sanitaria, in primis negli ospedali.

Tra queste persone troviamo molti soci lavoratori e dipendenti delle nostre Cooperative sociali che dall’inizio dell’emergenza stanno intensamente portando il proprio contributo quotidiano di cura e attenzione verso le persone più fragili delle nostre comunità: anziani ricoverati presso Residenze Sanitarie, presso il proprio domicilio, presso Centri diurni e appartamenti di sollievo, persone con disabilità o disagio psichico ospitate in Comunità residenziali, persone migranti accolte presso strutture e appartamenti... Sono professionisti appassionati che continuano a fare silenziosamente il proprio lavoro: sono Cooperatori ASA, OSS, Infermieri, Educatori, Medici, Psicologi, Assistenti Sociali, Terapisti, Ausiliari, Animatori... A loro, da parte di Confcooperative dell’Adda unitamente ai Consorzi di cooperative sociali Consolida di Lecco e Solco Sondrio, va il ringraziamento più sentito così come a tutti coloro che stanno incessantemente adoperandosi per rimodulare continuamente gli assetti organizzativi dei servizi, vere e proprie equipe cooperative capaci di trovare soluzioni flessibili e solidali per ricalibrare di continuo il lavoro degli operatori verso i bisogni più urgenti.

In queste fasi infatti, quando saltano tutti gli schemi ordinari e consolidati, a fare la differenza sono l’ingegno organizzativo delle persone, la loro disponibilità a rispondere, il coraggio silenzioso di fare la cosa giusta coordinandosi e cooperando con i colleghi.
Un pensiero e un ringraziamento particolare va a tutti i cooperatori che si sono ammalati lavorando sul campo e che in questa fase hanno dovuto autosospendersi con i propri familiari per tutelare la salute propria e collettiva.

Dopo questa doverosa premessa è nostro compito rilevare anche la fatica poco giustificabile che le nostre imprese stanno rilevando su un doppio versante:

-quello del reperimento di dispositivi di protezione adeguati per mettere in sicurezza le persone, operatori e utenti assistiti, e il proprio lavoro. L’uscita progressiva e tempestiva dei decreti per fronteggiare l’emergenza sanitaria non ha trovato altrettanta tempestività nel mettere in condizione le nostre imprese di lavorare in sicurezza e spesso ciascuno si è trovato a dovere fare da sé individuando strategie di acquisto non semplici e scontate in questa fase di emergenza.

-Quello della carenza di indicazioni normative e di protocolli operativi per orientare rapidamente ed efficacemente le proprie azioni. Se infatti dall’inizio dell’emergenza epidemiologica molte cooperative sociali hanno dovuto far fronte alla sospensione di numerosi servizi, sia per disposizione di legge (come è accaduto per esempio per i servizi educativi scolastici), sia sulla base di provvedimenti di altre Autorità competenti (es. Comuni), altre hanno dovuto decidere in autonomia, per non dire in solitudine, di sospendere taluni servizi, che non sono stati oggetto di regolamentazione alcuna e in relazione ai quali l’Alleanza delle Cooperative Italiane – Lombardia Welfare, ha chiesto a Regione Lombardia con missiva dell’11 marzo u.s. gli opportuni chiarimenti; alcune indicazioni sono state fornite con il recente Decreto “Cura Italia”, per le altre si rimane in attesa di risposta.

-Altrettanto urgente è l’emanazione di protocolli operativi da condividere in sede locale con le rispettive ATS e ASST che consentano di operare con chiarezza in riferimento alle diverse complessità ed emergenze quali la reazione in caso di contagio di operatori e utenti, le modalità di sostituzione e di prosecuzione dei servizi...

Vogliamo augurarci che una volta superata l’alta criticità di questa fase, le nostre comunità sapranno ritrovare quell’energia vitale per ripartire, forti di un’esperienza che avrà lasciato certamente un segno pesante e doloroso ma che nel contempo ci avrà riportato sulla riscoperta delle dimensioni profonde ed essenziali di un vivere collettivo pieno e virtuoso. In questo senso abbiamo inteso la risposta composta e collaborativa proposta dai cittadini in questi giorni e da tutti coloro che hanno compreso che la fuoriuscita più rapida da questa emergenza dipende proprio dal senso di responsabilità di ciascuno e dalla capacità di limitare effimeri interessi di parte per perseguire vero bene comune.

Difficile è oggi stimare l’impatto che Covid-19 lascerà su comunità e imprese una volta che l’emergenza sarà passata; guardiamo per questo con grande favore a tutte le misure e attenzioni che Governo, Regioni e Enti Locali stanno e sapranno mettere in campo. Restiamo altresì convinti che da questa esperienza le nostre cooperative e le nostre comunità usciranno con “nuovi anticorpi” che le renderanno più forti e resilienti nell’affrontare future pandemie di individualismo e indifferenza.

Dal comunicato stampa diffuso giovedì 19 marzo da Confcooperative dell'Adda